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        <title>don Francesco Cozzitorto - Articoli</title>
        <link>http://donfrancescocozzitorto.mozello.it/articoli/</link>
        <description>don Francesco Cozzitorto - Articoli</description>
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                <title>Don Carlo De CARDONA (1871 - Morano Calabro - 1958)</title>
                <link>http://donfrancescocozzitorto.mozello.it/articoli/params/post/1705196/don-carlo-de-cardona-1871---morano-calabro---1958</link>
                <pubDate>Wed, 30 Jan 2019 20:23:00 +0000</pubDate>
                <description>&lt;p class=&quot;moze-center&quot;&gt;&lt;img style=&quot;width: 215px;&quot; src=&quot;//site-755479.mozfiles.com/files/755479/DonCarlodeCardona.jpg?1548879492&quot;&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;moze-justify&quot;&gt;Il 1984 Giovanni Paolo II, nello stadio
S. Vito di Cosenza, invitando la Chiesa di Calabria a essere «fermento e forza
morale per il rinnovamento e la rinascita religiosa, sociale, morale e civile
di tutta la regione» indicò come modello da seguire Don Carlo de Cardona, il
gigante del Cattolicesimo calabrese. Nato a Morano Calabro il 1871, nel 1890 si
trasferì a Roma per laurearsi in filosofia e teologia alla Pontificia
Università Gregoriana, dove conobbe e studiò l’enciclica Rerum Novarum di Leone
XIII respirandone la spinta sociale per un forte rinnovamento ecclesiale. Il 7
lug. 1895 fu ordinato sacerdote a Cassano Ionio e qualche mese dopo mons.
Camillo Sorgente, arcivescovo di Cosenza lo chiamò ad essere suo segretario particolare.
E grazie alla pastoralità nuova dell’Arcivescovo Camillo Sorgente don Carlo de
Cardona ha avviato e concretizzato il programma di azione socio politica religiosa
e, nello stesso tempo, formativa ed educativa per il popolo indispensabile per
una qualificante presenza&lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;della Chiesa di
Cosenza nella società civile. Nel 1898, nonostante &lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;la derisione e una accanita lotta contro di lui
da parte della massoneria cosentina, non si fermò e fondò “La Voce cattolica”
strumento prezioso per diffondere fra il clero e il popolo la dottrina sociale
della chiesa. Nel 1901 diede vita alla Lega del lavoro, aderente all&#039;Opera dei
congressi, e successivamente alla Cassa rurale di Cosenza, come complemento
delle leghe per l&#039;emancipazione economica e politica dei lavoratori. Nel 1904
fu eletto nel Comune di Cosenza dove ricoprì la carica di assessore alle Finanze.
Fu consigliere provinciale dal 1905 al 1923. Come presidente della Cassa rurale
federativa di Cosenza, risolse la crisi della Cassa di risparmio e finanziò la
costruzione dell&#039;impianto idroelettrico di San Pietro in Guarano. Nel 1913 partecipò
al primo convegno cattolico calabrese, dove sottolineò che le precarie
condizioni economiche della Calabria favorivano lo sviluppo del movimento
sociale cattolico e per questo propose la costituzione di leghe del lavoro in
tutta la regione. Intervenne poi al congresso regionale del movimento cattolico
calabrese tenutosi a Crotone dove evidenziò il ruolo della cultura nello
sviluppo della fede cristiana del popolo. Allo scoppio della prima guerra
mondiale fu tra i fautori di un progetto di pace e alla fine della guerra tra i
fondatori della sezione cosentina del Partito Popolare Italiano, nella cui
segreteria provinciale egli entrò nel 1920. Nello stesso anno guidò le leghe
contadine alla conquista di nuovi patti agrari. Il fascismo però distrusse la
sua opera sociale ed egli stesso fu costretto ad abbandonare Cosenza. Nel 1935
si ritirò a Todi, ospite del fratello Ulisse. Andò a Roma, presso il santuario
del Divino Amore, poi a Collepepe (Perugia), ritorno a Todi e vi rimase fino al
1941, quando mons. Calcara, nuovo vescovo di Cosenza, lo richiamò in città dove
costituì una cooperativa contadina e fece parte della giunta comunale,
espressione del Comitato di liberazione provinciale. Stanco e malato andò di
nuovo a Todi e poi &lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;rientrò a Morano
Calabro, suo paese nativo. &lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;dove morì il
10 marzo 1958. Tutta l’opera di Don Carlo che a Cosenza “nella prima metà del
novecento diventò il pioniere dell’elevazione morale e sociale dei contadini e
degli operai” (Mons. Bonanno) aveva il suo epicentro nel suo essere sacerdote
ed era finalizzata a portare anime a Cristo e a servire i fratelli che si
trovano nel bisogno. Per questo nel corso della sua vita si presentò come persona
di grande fede &lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;in Gesù Cristo, nello
Spirito Santo, e nella Madonna, che proponeva ai lavoratori. Una persona di
assoluta obbedienza al papa: “Ogni vero figlio della chiesa deve al Pontefice …
l’ossequio docile e intero della sua mente e del suo cuore”. Un sacerdote,
“prete, soltanto prete” (Mons. Bertolone), che aveva il compito di “insegnare
la fede e inculcare la carità praticandola egli per primo con esempio costante
e luminoso”, e andare al popolo: i preti: “non possono rimanere circoscritti
nelle loro chiese e nei loro presbiteri; bisogna animarli dello spirito
apostolico” (Leone XIII). E’ interessante quando scrive in una lettera
autografa del 23.08.09, trovata nel nostro Archivio Storico Diocesano, su carta
intestata “Cassa Rurale Federativa, società operativa in nome collettivo,
Cosenza: “Mons. Ecc.mo. Perdonate l’ardire e l’indiscrezione, perché è solo per
non resistere alla semplicità e sincerità con cui mi s’induce a questa, che io
Vi prego umilmente e devotamente di prendere in caritatevole considerazione il
desiderio vivissimo dei cittadini di S. Maria Le Grotte, …”. Don Carlo non
portava rancori, non sapeva odiare. Era pronto a dimenticare, a perdonare
tutti, compresi quelli che avversavano le sue idee. “Le virtù teologali
unitamente alle Virtù Cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, ai
consigli evangelici, allo stile di vita di assoluta povertà evangelica e di
adamantina castità, furono il dono più bello fatto da Gesù al Servo di Dio don
Carlo De Cardona , che seppe mettere a frutto i talenti a lui affidati”. (Mons.
Savino). E proprio grazie al vescovo della diocesi di Cassano, mons. Francesco
Savino è da poco ripreso il processo di beatificazione e canonizzazione&lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;del servo di Dio, aperto ufficialmente il 25
novembre 2010 da mons. Vincenzo Bertolone, ora arcivescovo metropolita di
Catanzaro-Squillace. Il 2 dicembre &amp;nbsp;scorso infine è avvenuta la
traslazione delle sue spoglie mortali dal cimitero di Morano alla Chiesa Collegiata
di Santa Maria Maddalena&amp;nbsp;dove sono state deposte sull’altare marmoreo a
destra della crociera con la tela ad olio raffigurante Santa Teresa d’Avila.&lt;br&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;moze-justify&quot;&gt;don Francesco Cozzitorto&lt;br&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;moze-justify&quot;&gt;articolo
pubblicato su &quot;La voce del Pettoruto&quot;, ottobre dicembre 2018, anno
49, n. 4, pp. 11-12&lt;/p&gt;

&lt;p class=&quot;moze-justify&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            </item>
                    <item>
                <title>S. E. Mons. LUIGI RINALDI</title>
                <link>http://donfrancescocozzitorto.mozello.it/articoli/params/post/1705176/page</link>
                <pubDate>Wed, 30 Jan 2019 19:58:00 +0000</pubDate>
                <description>&lt;p&gt;Vescovo
della diocesi S. Marco – Bisignano dal 22
febbraio &lt;a title=&quot;1956&quot; href=&quot;https://it.wikipedia.org/wiki/1956&quot;&gt;1956&lt;/a&gt; a prima del 21 ottobre &lt;a title=&quot;1977&quot; href=&quot;https://it.wikipedia.org/wiki/1977&quot;&gt;1977&lt;/a&gt; giorno della sua morte.&lt;img class=&quot;moze-img-center&quot; style=&quot;width: 357px;&quot; src=&quot;//site-755479.mozfiles.com/files/755479/vesc_sac_sem.jpg&quot;&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nato a Napoli il 22 aprile 1901, terzo di 11 figli, a
18 anni entrò nel Seminario e l’11 aprile del 1925 fu ordinato sacerdote
dall’allora cardinale di Napoli Ascalesi. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si distinse subito per le sue qualità umane, di fede e
culturali. Qualche volta con orgoglio ma profonda umiltà, ricordava a noi
giovani studenti, le quattro lauree che aveva conseguito: Teologia, Diritto
Canonico, Diritto civile, Lettere e Filosofia, invitandoci a studiare, a vivere
lo studio come lavoro, perché i “vostri papà e le vostre mamme lavorano per voi”.
Quando veniva a trovarci in Seminario era una gioia per il suo stile
tipicamente napoletano e amabile. Lo ricordo quando passeggiava per le navate
del Santuario del Pettoruto e si intratteneva con i fedeli con tanta semplicità,
umiltà e ascolto. Quando invitava don Franco Fiore e don Umile Plastina a fare
la catechesi ai giovani che dovevano ricevere la cresima. Amava veramente la
Madonna e molte volte la ringraziava per l’onore e l’onere dell’Episcopato
nelle preghiere che egli stesso componeva e nel rendere il luogo del Pettoruto,
Centro di Mariana devozione, più bello ed accogliente con marmi pregiati e
splendide lampade. Tanto amava la Madonna che ha voluto essere vicino a lei per
sempre.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nominato vescovo di San Marco e Bisignano da Pio XII
il 22 febbraio 1956, fu consacrato nella Cattedrale di Napoli dal Cardinale
Marcello Mimmi il 22 aprile dello stesso anno. Fece il suo ingresso nella
diocesi di S. Marco il 10 giugno 1956 e il 24 in quella di Bisignano. Le resse
per più di 20 anni. Un tempo lungo con ininterrotti impegni sui vasti campi
della Catechesi, Liturgia, Carità, Cultura, Famiglia, Clero, Religiosi, Giovani,
Strutture ecclesiali. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Rimane nella memoria all’inizio del suo episcopato la
lettera Pastorale al Clero e al Popolo delle diocesi “Labora sicut bonus miles
Christi Jesu”, motto riportato nel suo stemma, e la Peregrinatio Maria con la
consacrazione alla Madonna. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per ben sei volte indisse la Visita Pastorale,
visitando più volte le 82 parrocchie della diocesi. Numerosi i Convegni, corsi
di esercizi spirituali e le Lettere pastorali. Il Clero e il popolo insieme si
ritrovarono sempre con il loro vescovo, padre e pastore, amato e venerato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fece importanti lavori di restauro ai due episcopi e alle
due Cattedrali, per le quali profuse ingenti somme in arredamenti. Si prodigò
per la costruzione di 21 scuole materne finanziate dalla Cassa per il
Mezzogiorno e 12 li realizzò a proprie spese. Istituì 10 nuovi complessi
parrocchiali, case canoniche, il Seminario estivo ex novo, e la sopraelevazione
del Seminario Diocesano in San Marco. Il Seminario estivo a Belvedere Marittimo
per i seminaristi è stata una grande novità nel cammino vocazionale. Teneva
molto al Seminario ed ai ragazzi che in esso vivevano. Eravamo, come spesso soleva,
dire “La pupilla del vescovo” e aiutava tutti nel sostenere le spese della
retta. Teneva molto anche al Seminario Teologico S. Pio X di Catanzaro che ha
sempre sostenuto, anche come luogo di cultura. Riuscì ad avere in quasi tutte
le parrocchie la presenza delle suore, soprattutto quelle dei sacri cuori, che
tanto bene hanno fatto alle comunità nella crescita religiosa e umana dei
piccoli, dei giovani e dei grandi. Organizzò la biblioteca di Bisignano e
arricchì quella del Seminario di S. Marco, a lui poi dedicata, tenendola sempre
aggiornata con volumi vari del sapere umano e religioso e facendole dono di
tutti i suoi&lt;span style=&quot;mso-spacerun:yes&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;innumerevoli volumi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo
incontrai prima della mia ordinazione diaconale che ricevetti la prima domenica
di maggio del 1977 al Santuario del Pettoruto da mons. Enea Selis, arcivescovo
di Cosenza e Amministratore Apostolico di S. Marco e Bisignano. Era solo nella
sua stanza in Episcopio, sul letto, sofferente ma sereno. Abbiamo parlato a
lungo, a cuore aperto. “Avrei voluto ordinarti io, mi disse, non mi è
possibile. Ho voluto bene ai miei sacerdoti e vorrei vederli più spesso. A
volte mi mancano. Ho tanto studiato, ho tanto predicato, ho tanto annunciato
Gesu’Cristo come “buon soldato” a tutti coloro che ho incontrato. Ora spero
tanto di essere accolto nella vita per sempre”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;don francesco cozzitorto&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;

&lt;p style=&quot;mso-list:none&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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